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Chi siamo
La storia
Le origini
Ci sono doumenti che testimoniano che la sella serradina era
occupata da persone di lingua e cultura tedesche, o meglio cimbre, già a partire
dal XIII secolo.
Come le altre frazioni dell’altopiano, anche Serrada è un paese
che si è sviluppato attorno ai masi, piccoli agglomerati di case rurali i cui
nomi derivavano, com’era consuetudine tra gli insediamenti cimbrici, dai cognomi
familiari di chi li abitava: la Plota (i Ploteghéri), i Ròneri, i Foreri, i
Filzi, gli Schirni, i Bioncheri, i Rueli, i Rensi e gli Slosseri.
Questi disegnano piccoli nuclei, attorno ai quali è cresciuto nel
tempo il resto del tessuto urbano, una presenza tuttora indicativa, tanto che
Serrada è ancora un paese di masi, sebbene la sua fisionomia urbanistica sia
stata modificata dall’edificazione turistica sviluppatasi dagli anni Cinquanta.
Le vacanze dei roveretani
Serrada svelò la sua vocazione di località di vacanza nella
seconda metà del XIX secolo, in concomitanza con la rivalutazione della
montagna, come luogo dove praticare lo sport ed anche la cultura.
Furono soprattutto i roveretani i più assidui e affezionati a
Serrada, tanto che la elessero a loro località preferita di vacanza e relax.
Nel 1891, nella sua Guida del Trentino, Ottone Brentari
descrisse Serrada come il soggiorno estivo favorito da molti Roveretani e la
meta delle loro escursioni domenicali.
La grande guerra
Nel maggio 1915 per i serradini giunse l’ordine di evacuazione
della zona.
Alcuni furono ospitati nei campi profughi di Braunau e di
Mittendorf, altri trovarono sistemazione e lavoro altrove, in genere nei
dintorni di Innsbruck.
Il paese fu invece militarizzato. Alcune ville furono utilizzate
come alloggio per gli ufficiali, e altre case furono utilizzate come soggiorno
per la truppa. La Villa Pischel venne addirittura adibita ad ospedale militare.
Eredità della guerra furono i profondi crateri lasciati dalle
bombe cadute, soprattutto in prossimità del Forte e delle trincee, visibili
ancor’oggi, e parecchie case distrutte, incendiate o danneggiate.
Lo sviluppo turistico
La ripresa non fu facile, ma lentamente tutto venne ricostruito.
Verso il 1927 arrivò la corrente elettrica e a quello estivo,
comunciò ad affacciarsi il turismo invernale.
Nell’inverno 1938-39 venne realizzato il primo impianto di
risalita dell’altopiano folgaretano. Quella che allora pareva una grande novità,
era una slitta con quattro pattini, trainata da una fune avvolta da un motore
elettrico, su cui trovavano posto una ventina di sciatori.
Il mezzo è tuttora esposto nel parco vicino alla chiesa del
paese.
La seconda guerra mondiale rappresentò per Serrada la fine di
un’epoca che dal punto di vista turistico si può senz’altro definire fortunata.
Le frequentazioni di personaggi ben introdotti nelle gerarchie del regime
fascista e così la presenza di facoltose famiglie borghesi avevano decretato al
paese una fama non indifferente.
Alla conclusione del conflitto tutto questo però era dissolto.
Il 29 novembre 1948 fu inaugurata una seggiovia monoposto che
entrò in attività con il nome di Seggiovia della
Martinella.
Negli anni Cinquanta l’affluenza turistica invernale aumentò di
anno in anno e Serrada divenne presto una delle stazioni sciistiche più
affermate nel Trentino.
Oggi…
Sono passati ormai quasi cinquanta anni, nel frattempo sono state
realizzate nuove piste e gli impianti di risalita sono stati rimodernati dalla
società Carosello, che li gestisce, assieme alle aree dei Francolini, Fondo
Grande e Ortesino.
Serrada ha mantenuto la sua vocazione al turismo, lieta di
ospitare sia in invernale, che in estate il villeggiante che cerca quanto si
proponeva anche in passato: il riposo e la quiete della montagna, uniti alla
possibilità di praticare sport.
Personaggi famosi…
Fra le persone che hanno frequentato Serrada eleggendola a loro
località di vacanza vi sono Antonio Pischel, che costruì la villa omonima, e la
sua famiglia che tutt’ora la frequenta, il pittore roveretano Fortunato Depero,
i pittori Diego Costa e Vittorio Casetti, lo psicologo Cesare Musatti.
Serrada 1920

Fortunato Depero celebrò Serrada nelle sue tele, nei suoi
dipinti, ma anche con la penna.
Nel suo libro autobiografico “Fortunato Depero nelle opere e
nella vita”, datato 1940, si legge sotto il titolo di “Serrada 1920”:
‘Serrada offre un paesaggio eternamente mutevole. In estate è un
pianoro, una verde conca riposante circondata da altere groppe di monti, da
scalinate di roccia discendenti, a volte dolci e altre a precipizio. Dentro
legioni di abeti e tra plotoni di pini e larici, in vedetta, giace il paesello:
campanile a testa di cipolla e naso appuntito all’insù.
La chiesa aspetta a bocca aperta i fedeli e il cimitero tace e
origlia quadrato e rassegnato con le croci a braccia distese. In autunno i
prati, i campi e i boschi si popolano di aratri, di falci, di accette e di
mucche al giogo. La terra si rivolta nera e appare punteggiata di tuberi
benefici, simili a biondi ciottoli. Il ritmo secco del taglialegna si ripercuote
nel bosco. I larici ingialliscono, i faggi arrossano e i cespugli radenti si
insanguinano. Merli e tordi sfrecciano, il fringuello svetta e l’allodola ferma
nell’azzurro canta la luce che l’abbaglia.
Serrada d’inverno offre un paesaggio polare. Dal bianco lenzuolo
sorgono scheletri di vetro e mani multiple di fantasmi. Ogni osso e ogni dito
hanno il proprio lembo di candore. Il vento nordico arriva galoppante con in
groppa il sole dagli occhi di fosforo, con criniere d’oro e bardature d’argento.
Nitrisce accecando. L’ampia distesa è uno specchio e il cielo e le case
capovolte vi si riflettono turchine. Lo sciatore affascina: distende le braccia
per impugnare le ali al vento. Con le lame degli sci ai piedi taglia lo spazio
con rasoiate parallele. Il suo binario aereo, diritto, curvilineo e a zig zag è
perfetto. Il bolide umano scende fra stupendi pennacchi di neve, fra soffi di
polvere luminosa, reggendo i volantini equilibratori. Scende un angelo del
firmamento sicuro nello spazio e nella luce che lo aureola, raggiante in questo
autentico prisma di poesia’.
Tratto e adattato al testo da:
F. Larcher, Folgaría, Masi, Vicinie e Frazioni,
Publistampa Pergine, 2003
Ulteriori informazioni su Serrada e dintorni si possono trovare
in:
A. Valle, Serrada dal coltivato al costruito, La Grafica –
Mori, 2006
F. Larcher, Folgaría Magnifica Comunità, Publistampa
Pergine, 1995
G. Gerola, Profili dall’Altopiano, editoriale Programma –
Padova, 1993
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