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Serrada |
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Serrada offre un paesaggio eternamente mutevole. In estate č un pianoro, una verde conca riposante circondata da altere groppe di monti, da scalinate di roccia discendenti, a volte dolci e altre a precipizio. Dentro legioni di abeti e tra plotoni di pini e larici in vedetta,giace il paesello: campanile a testa di cipolla e naso appuntito all'insų. La chiesa aspetta a bocca aperta i fedeli e il cimitero tace e origlia quadrato e rassegnato con le croci a braccia distese. In autunno i prati, i campi e i boschi si popolano di aratri, di falci, di accette e di mucche al giogo. La terra si rivolta nera e appare punteggiata di tuberi benčfici, simili a biondi ciottoli.. Il ritmo secco del taglialegna si ripercuote nel bosco. I faggi ingialliscono, i larici arrossano e i cespugli radenti si insanguinano. Merli e tordi sfrecciano, il fringuello svetta e l'allodola ferma nell'azzurro canta la luce che l'abbaglia. Serrada d'inverno offre un paesaggio polare... Il vento nordico arriva galoppante con in groppa il sole dagli occhi di fosforo, con criniere d'oro e bardature d'argento. Nitrisce accecando. L'ampia distesa č uno specchio e il cielo e le case capovolte vi si riflettono turchine. Lo sciatore affascina: distende le braccia per impugnare le ali al vento. Con le lame degli sci ai piedi taglia lo spazio con rasoiate parallele. Il suo binario aereo, diritto, curvilineo e a zig-zag č perfetto. Il bolide umano scende fra stupendi pennacchi di neve, fra soffi di polvere luminosa, reggendo i volantini equilibratori.. Scende un angelo dal firmamento, sicuro nello spazio e nella luce che lo aureola, raggiante di questo autentico prisma di poesia.
Fortunato Depero |